Treviso: Venezia'900 è una grande mostra
Una nuova impegnativa mostra per
la Casa dei Carraresi e la Fondazione Cassamarca di Treviso,
che diventa un omaggio al grande Emilio Vedova, morto
proprio all'apertura della mostra, nella sua Venezia.
Informazioni:
http://www.venezia900.it/
A cura di Abcveneto
È proprio una grande mostra, quella di quest'anno
2006-2007, alla famosa Casa dei Carraresi, già sede di mostre
che hanno visto fiumane di visitatori provenienti da tutt'Italia.
Si preannuncia un evento progettato per raggiungere i grandi
numeri. Sono infatti attesi più di trecentomila visitatori
e le opere sono veramente tante, tutte bellissime, pittura
e scultura insieme, quasi una vera e propria mostra nella
mostra. (Anche se dispiace un po' che a certe sculture del
pian terreno non si possa girare attorno, ma forse sono
appena arrivate e non è stato ancora possibile sistemarle
a dovere!) Con Venezia 900. Da Boccioni a Vedova,
Fondazione Cassamarca continua il cammino iniziato nel 2004
con lesposizione dedicata allOttocento veneto.
La mostra si propone lintento di offrire al visitatore
uno sguardo esaustivo sugli avvenimenti artistici veneziani
dallinizio del secolo agli anni sessanta: dalle opere
del giovane Boccioni, (giovanili, sì, ma splendide!)
che tra Padova e Venezia visse una delle sue migliori stagioni
creative, al Fronte nuovo delle arti, il movimento dellavanguardia
veneziana in cui esplode il genio di Emilio Vedova. A dipinti
e sculture degli artisti operosi a Venezia si intersecano
opere presentate alle Biennali, specie in quelle del secondo
dopoguerra organizzate da Rodolfo Pallucchini, nelle quali
simponevano lavori di Chagall e Kokoschka, di Picasso
e Pollock.

Venezia 900 vuole così dare spazio agli
avvenimenti artistici e ai grandi maestri che si sono imposti
nella città lagunare: scena unica in Italia, che
consentirà al visitatore di vivere un esperienza
ricca di stimoli e di emozioni...ma adesso raccontiamo come
si svolge questa ricchissima mostra.
Umberto Boccioni La rassegna ha inizio con una
sala dedicata a Umberto Boccioni (1882 - 1916); il protagonista
del Futurismo, in pittura e in scultura che ha vissuto
a lungo a Padova nei primi anni del 900 quando la
madre e la sorella si erano trasferite nella città
del Santo. Iscrittosi poi allAccademia di Venezia,
Boccioni ha tenuto la sua prima personale a Venezia nellestate
del 1910, invitato da Nino Barbantini e ospitato nelle
salette del piano ammezzato di CaPesaro, dove si
tenevano le mostre della Fondazione Bevilacqua (listituzione
veneziana rivolta alla valorizzazione dei giovani artisti).
Si trattò di un evento straordinario per Venezia
anche perché Marinetti, Carrà, Boccioni
e soci in concomitanza con la mostra di Boccioni lanciarono
dalla Torre dellOrologio il manifesto Contro Venezia
passatista, e si presentarono tutti alla serata futurista
alla Fenice, amplificando al massimo la portata dellevento
espositivo di Ca Pesaro. Boccioni non aveva ancora
prodotto dipinti futuristi, ma la carica espressiva
delle tele esposte a Ca Pesaro lasciò il
segno e spronò molti giovani sulla strada del rinnovamento.
Di questo momento è particolarmente rappresentativo
Canal Grande, la straordinaria e innovativa veduta
di Venezia verso la Ca dOro, oltre ad alcune
opere eseguite durante la permanenza a Padova, come il
Ritratto dello scultore Brocchi, e a Venezia tra
il 1906 e il 1910, come Ritratto dellavvocato
CM (Fondazione Domus, Verona) e altre esposte a CaPesaro
nel 1910, come La nonna (Fondazione di Venezia);
tutte testimonianze preziose della creatività giovanile
dellartista, nel momento in cui egli si stava gettando
anima e corpo nella battaglia futurista.
Gli artisti di Ca Pesaro La ricostruzione
del periodo migliore della Bevilacqua, tra 1908 e 1920,
prosegue con opere importanti di Felice Casorati (1886-1963),
tra i protagonisti dellarte italiana della prima
metà del XX secolo, come, Notturno; anche Casorati
ha vissuto a lungo tra Padova, Verona e Venezia prima
di trasferirsi a Torino, lasciando nel Veneto una traccia
indelebile della sua presenza, egli tra i primi e tra
i più inclini a recepire le novità della
Secessione viennese, artista simbolo della compatibilità
che avrebbe potuto e dovuto sussistere tra mostre della
Biennale e mostre della Bevilacqua.
Lo confermano opere come Il sogno del melograno
e Tappeto rosso prove sapienti di un pittore raffinatissimo
che ha saputo cogliere appieno gli stimoli di una cultura
in profondo cambiamento. La mostra prosegue con opere
importanti di Umberto Moggioli (1886-1919) come Ponte
verde, Cipresso gemello e Sera di primavera,
tutte eseguite durante la lunga permanenza nellisola
di Burano dove Moggioli aveva riparato tra i primi, seguìto
poi da Gino Rossi, Semeghini e Scopinich, lasciandoci
una interpretazione molto personale dellisola e
del suo fascino. Vittorio Zecchin (1878-1947) è
un altro artista che ha saputo tradurre in veneziano il
linguaggio fantasioso dei secessionisti tedeschi; in uno
stile tutto suo, Zecchin ha recepito la lezione di Klimt
e la ha resa fertile nella sua isola, Murano, rinnovando
le arti decorative dellepoca e imponendosi con una
pittura a metà strada tra racconto e illustrazione;
un ambito che in quegli anni ha visto risultati interessanti
anche ad opera di Teodoro Wolf-Ferrari (1876-1945). Altra
figura di notevole spessore è quella di Guido Cadorin
(1892-1976) che, cresciuto in una famiglia di artisti,
si rivela ben presto tra i protagonisti della scena veneziana;
sia nella fase giovanile della protesta, ben documentata
dal provocatorio trittico Carne, carne, sempre carne
(1914), sia in seguito nella stagione del Realismo Magico.
Anche il triestino Guido Marussig (1885-1972) ha partecipato
a pieno titolo alla vicenda veneziana, esponendo fin da
giovane sia alle Biennali che alle mostre di CaPesaro,
mentre Pio Semeghini (1878-1964) ha portato a Venezia
lo spirito di un postimpressionismo leggero, rinnovando
la pittura lagunare di paesaggio e Tullio Garbari ha anticipato
la svolta verso il primitivismo.
Omaggio a Gino Rossi Se Boccioni rappresenta al
meglio la stagione del lancio di unarte tutta italiana
che si vuole imporre in Europa e nel mondo, Gino Rossi
(18841947) incarna la figura del veneziano eroico
che da solo e forse per lultima volta riesce a portare
a Venezia il linguaggio europeo della pittura del suo
tempo, quello caratterizzato dalla stagione complessa
e ricchissima di suggestioni del postimpressionismo, in
particolare in quella variante decisiva per le sorti dellarte
europea che è stato il sintetismo di Gauguin e
di Serusier. A sessantanni dalla scomparsa, Treviso,
città adottiva di un pittore che è stato
stregato dalla dolce armonia dei suoi colli e che tra
i trevigiani ha trovato tanti estimatori, dedica allartista
un omaggio costituito da una antologia di alcuni tra i
più importanti dipinti da lui eseguiti e da una
scelta oculata di disegni. Tra tutti primeggia La fanciulla
del fiore, esposta a Venezia nel 1910 (nel momento in
cui veniva acquistata Giuditta II di Klimt per il Museo
di CaPesaro); salutato da Barbantini come la bandiera
del rinnovamento, il dipinto sarà esposto accanto
ad altri capolavori come Il bevitore, appartenuto allamico
pittore Felice Casorati, il Ritratto della moglie e ad
alcune fra le più celebri tele dedicate allisola
di Burano e al paesaggio trevigiano; per arrivare alle
opere degli anni 20, come Natura morta con brocca
e Fanciulla che legge, testimonianze di un tempestivo
aggiornamento sulla svolta in corso nellarte europea
dei primi anni 20.
Ritratti
e autoritratti Con il XX secolo tende ad estinguersi
la plurisecolare tradizione ritrattistica occidentale;
tanto più opportuno ci è sembrato proporre
una sezione apposita dedicata al ritratto, in particolar
modo in riferimento allambiente artistico: pittori
che ritraggono se stessi o che eseguono il ritratto ad
amici e a collezionisti e critici darte. In questa
sezione, pertanto, sono raccolti i ritratti incrociati
e autoritratti dei pittori che hanno praticato, prima
dellondata astrattista, la consuetudine di ritrarre
se stessi, colleghi e amici. Sarà in mostra il
Ritratto di Cagnaccio di San Pietro eseguito in età
giovanile da Luigi Tito, e autoritratti di Gennaro Favai,
Ercole Sibellato, Pio Semeghini, Juti Ravenna, Scarpa
Croce, Bortolo Sacchi, Miranda Visonà, Cagnaccio
di San Pietro, Mario Deluigi, Zoran Music, Emilio Vedova
e Armando Pizzinato, a testimonianza che, anche nel secolo
delle avanguardie, la ritrattistica continua a rivestire
un ruolo importante. Inoltre figurano qui ritratti dei
critici darte e degli intellettuali che hanno contribuito
a dare carattere a unepoca; tra questi alcuni disegni
che ritraggono Nino Barbantini, il Ritratto di Gino Damerini,
eseguito da Guido Cadorin, i ritratti di Giuseppe
Marchiori fatti da Renato Birolli e da Carlo Hollesch,
il Ritratto di Berto Morucchio, opera di Miranda Visonà.
Anche DAnnunzio ha avuto un grande peso nella vita
culturale di Venezia, prima e dopo la Grande Guerra; e
due eccezionali ritratti, ad opera di Ercole Sibellato
e di Astolfo de Maria, hanno lasciato una traccia profonda
nella ritrattistica veneziana del primo Novecento. Anche
dei più importanti personaggi dellarte saranno
esposti i ritratti, come nel caso del gallerista Carlo
Cardazzo, presente in uno straordinario ritratto opera
di Asger Jorn e altri importanti testimonianze, come il
Ritratto di Uccia Zamberlan, eseguito da Virgilio Guidi.
Filippo de Pisis Filippo de Pisis (1896-1956)
ha vissuto lultima stagione felice della sua esistenza
nella Venezia degli anni 40; anche in considerazione
della particolare rilevanza che ha avuto, nella sua vita,
la permanenza nella città lagunare, al pittore
ferrarese italien de Paris, viene dedicata
una sala che vuole ricostruire attraverso le opere principali
eseguite a Venezia, sia limportanza dellambiente
veneziano sulla sua pittura sia lamore per i colori
e i cieli, le acque e i fiori che egli ha conosciuto a
Venezia nei sei anni di permanenza, dal 1943 al 1948.
Inseritosi appieno nella vita artistica e culturale della
città, De Pisis ha tenuto mostre, pubblicato libri,
steso recensioni e presentazioni critiche per amici artisti,
nel vivace clima ravvivato da importanti gallerie darte
e da molteplici occasioni di incontro; egli riallacciava
così i legami con lambiente artistico veneziano,
frequentato già dalla metà degli anni 20
quando aveva stretto amicizia con il gruppo di pittori
veneziani di Palazzo Carminati, da Juti Ravenna a Eugenio
Da Venezia. A cinquantanni dalla scomparsa, la piccola
antologica testimonia la continuità e la profondità
del sentimento che lo legava alla città lagunare,
spesso oggetto anche negli anni 30 di soste più
o meno prolungate; un nucleo di dipinti eseguiti durante
la permanenza veneziana non è solo un omaggio postumo,
né una messa in prova sulla tenuta della sua pittura,
quanto una ulteriore possibilità di lettura della
sua opera, per la prima volta collocata a diretto contatto
con i suoi contemporanei (con la tendenza al neocubismo
a lui estranea, con lincipiente espressionismo astratto
di Vedova, con la pittura evanescente di Pio Semeghini
e dei lagunari). Del grande pittore saranno presentati
alcuni dipinti eseguiti a Venezia nel corso degli anni
20 e 30, cui farà seguito un folto
gruppo di opere degli anni 40, tra cui la straordinaria
Natura morta con pesci (Fondazione di Venezia).
Realismo magico I contatti con gli ambienti mitteleuropei
che Venezia ha privilegiato già dallOttocento
e che le Biennali hanno ribadito allinizio del XX
secolo, hanno fatto sì che anche alla fine della
Grande Guerra, nel clima di ritorno allordine
che si diffonde dopo gli entusiasmi avanguardistici, gli
ambienti artistici veneziani siano stati direttamente
coinvolti nella stagione del Realismo Magico; una tendenza
che si connota per spiccate attenzioni ai particolari
delle figure e dellambiente, che per eccesso di
precisione e di indagine ottica si caricano di atmosfere
metafisiche e quasi irreali. Pittori come Ubaldo Oppi,
Astolfo De Maria, Bortolo Sacchi, Guido Cadorin, Dino
Martens, Cagnaccio di San Pietro si attestano così
sulla linea donda dei pittori tedeschi come Christian
Schad e Otto Dix, formando una originale versione italiana
della Nuova Oggettività. In questa sezione saranno
presentati i dipinti più rappresentativi di quella
svolta verso una ripresa quasi fotografica della realtà,
con effetti di grande impatto: di Bortolo Sacchi sarà
esposto Un sogno, già presentato alla Biennale
del 1922, di Corrado Martens Il bevitore (dal Museo
di Ca Pesaro), di Guido Cadorin, Le tabacchine,
dalle collezioni del Quirinale, di Astolfo de Maria, La
zuffa, di Cagnaccio di San Pietro, Donna allo specchio
e Lalzana, di Ubaldo Oppi una grande e inedito
Nudo femminile.
Presenze internazionali In questa sezione verranno
esposte opere di importanti artisti italiani e stranieri
che attraverso le Biennali del secondo dopoguerra hanno
contribuito in modo determinante a rilanciare la scena
artistica veneziana. Verranno proposti alcuni capolavori
dei maggiori protagonisti del xx secolo, da Picasso, Testa
di toro (Brera) a Lucio Fontana, da George Braque
a Gino Severini, da Amedeo Modigliani a Marc Chagall.
In questa sala saranno ospitati anche dipinti e disegni
di Oskar Kokoscka come Natura morta con melograno
gia appartenuto alla collezione di Rodolfo Pallucchini.
Lesposizione continua con unopera fondamentale
di Jackson Pollock, Sentieri ondulati, che Peggy
Guggenheim ha donato alla GNAM di Roma, assieme a opere
di Bacci, Vedova, Tancredi e Mathieu, a testimonianza
del momento altissimo che la pittura veneziana vive nel
fertile contatto con larte europea e con quella
doltreoceano.
Dal
Fronte nuovo delle Arti allo Spazialismo La sezione
è dedicata alle principali emergenze nella stagione
della neo-avanguardia, tra 1944 e 1960, che a Venezia
hanno trovato formulazione per diffondersi poi in ambito
internazionale: il Fronte Nuovo delle Arti e lo Spazialismo.
In queste due compagini, per lultima volta Venezia
è stata protagonista degli scenari italiani e internazionali,
con importanti conseguenze nellimmagine della città
come centro propulsore e vivo di cultura. Saranno proposti
in questa sezione molti tra i dipinti più importanti
della stagione centrale del secolo, provenienti dalle
collezioni degli artisti, dei critici darte che
li hanno sostenuti e dai Musei italiani. Sarà possibile
ammirare tutta la forza cromatica del giovane Afro Basaldella
(1912-1976), nel Ritratto di Turcato, e le potenzialità
al limite del surrealismo del giovane Giuseppe Santomaso,
con uno dei celebri dipinti dedicati al ciclo delle
finestre ed Erpice rosso (dalle collezioni
della Biennale di Venezia), realizzati durante una delle
frequenti permanenze nella tenuta di Giuseppe Marchiori,
a Lendinara. Di Emilio Vedova (1919-2006) sarà
esposto Il guado, opera presentata alla storica
mostra del 1948. La stagione dello Spazialismo ha le sue
premesse nellattività di Mario De Luigi (1901-1978),
il primo pittore veneziano ad imboccare con decisione
e preparazione culturale adeguata la strada dellastrattismo:
La merlettaia e Tobia e langelo sono le opere
maggiori che preparano la stagione dei grattages;
Luciano Gaspari (1913), Gino Morandis (1915-1994), Edmondo
Bacci (1913- 1978), inizialmente molto sensibili alla
lezione di Picasso, si evolveranno nella stagione spazialista
in modi estremamente liberi e originali. In questa sezione
è documentata la diffusione del picassismo, come
attestano opere di Bacci, Gineceo, e di Gaspari, mentre
di Morandis, di Vinicio Vianello e di Ennio Finzi saranno
proposte opere tipiche della matura adesione allo Spazialismo.
Trovano posto qui alcuni capolavori di Tancredi, il più
lirico e inventivo tra gli astrattisti italiani, con dipinti
come Composizione (Venezia, Ca Pesaro), nonché
di artisti isolati come Zoran Music che pure
hanno espresso, nel suo caso tra Venezia e Parigi, il
meglio della loro produzione: dai Motivi dalmati (i celebri
cavallini) fino al ripensamento del figurativo.
Venezia nello specchio della modernità
Anche nel Novecento limmagine di Venezia ha catturato
linteresse degli artisti. È un caleidoscopio
dimmagini in cui la città che aveva sedotto
i vedutisti e i visionari dellOttocento, si ripresenta
di volta in volta sempre nuova nello specchio della modernità.
Dallinizio del secolo e fino agli anni sessanta
e oltre, occhi sedotti dal perenne incanto della città,
la ricreano in forme del tutto imprevedibili. La sequenza
prende avvio idealmente dal Canal Grande di Boccioni,
un capolavoro di tessitura pittorica a impasto, eseguito
allaprirsi del secolo nel 1907: uno scorcio ripreso
dalla finestra della sua abitazione, nellintento
di connotare in modo oggettivo uno dei temi
più comuni del genere vedutistico. Guido Cadorin
e Virgilio Guidi negli anni 20 rendono invece, in
opere di essenzialità rigorosa, una Venezia magica
e silente, al pari di quella di Carlo Carrà. Si
sfaccetta in mille tocchi, al contrario, la città
di De Pisis, vibratile e smaterializzata, ma anche barocca
e neo-tenebrosa nella tela con la facciata di San Moisè,
portata in primissimo piano come in una zoomata da scaltro
fotografo. Il motivo verrà ripreso dal giovanissimo
Vedova che enfatizza ulteriormente la carica drammatica
di quellanimato prospetto, cogliendolo alla luce
della luna e inchiostrando i neri come avesse in mente
una delle memorabili allucinazioni piranesiane. Diradare,
sembra il motto dellultimo Guidi quando inventa
il fortunatissimo motivo dellIsola di San Giorgio,
qui presentato in un esemplare deccezione, quello
che lartista donò personalmente alla Fondazione
Giorgio Cini in occasione dei festeggiamenti per il suo
novantesimo compleanno. È una Venezia che oscilla
sul suo stesso elemento costitutivo, la discesa delle
acque, quella di Oskar Kokoschka, popolata dimbarcazioni
e di bizzarri ectoplasmi, espressionisticamente neo-barocca
pur essa, agli antipodi delle ricerche formali di Tancredi
e di Fontana, che, per la prima volta, trasmutano nellaniconico
le suggestioni lagunari. Per arrivare alla Venezia fantastica
di Zoran Music che chiude a fine secolo tutta la grande
stagione romantica e simbolista dei Turner e dei Whistler.
Omaggio a Emilio Vedova La mostra si conclude
con un omaggio a Emilio Vedova (nato a Venezia nel 1919
e morto nell'ottobre 2006), patriarca dellastrattismo
veneziano del 900. Autodidatta, segnalatosi per
loriginalità delle sue opere giovanili, già
protagonista nella battaglia di rinnovamento ingaggiata
dal Fronte Nuovo delle Arti (1946-1948, con Giuseppe Marchiori)
e dal Gruppo degli 8 (1952, con Lionello Venturi), Vedova
procede poi negli anni 60 e 70 in un percorso
solitario, il che significa un costante confronto con
le più avanzate ricerche internazionali. In questa
sezione finale sono raccolti i segni che il Maestro veneziano
ha tracciato, dal periodo giovanile fino ad oggi; dipinti,
disegni e incisioni che testimoniano quel continuum che
lartista stesso ha teorizzato come fattore essenziale
della sua poetica e del suo lavoro. Si parte da alcuni
disegni giovanili, testimonianza precoce di dirompente
irruenza, per arrivare alle opere del tempo del Fronte
Nuovo, i ben noti geometrici e quindi alla
piena espressione della personalità dellartista
negli anni 50, quando Vedova si inserisce a pieno
titolo tra i protagonisti dellInformale, un periodo
culminato nel Premio per la Pittura che gli viene assegnato
dalla Biennale del 1960. Saranno presentati dipinti dai
maggiori cicli: il Ciclo della protesta, Spagna, Intolleranza,
De America, con prestiti dalle maggiori collezioni pubbliche
e private italiane. Anche lopera grafica della piena
maturità sarà presentata in mostra per completare
il profilo dellartista, tuttora attivo nel suo atelier
veneziano.
Omaggio a Arturo Martini Una esposizione antologica
di Arturo Martini (1889-1947), a sessantanni dalla
scomparsa, si snoda lungo le sale della mostra. Sono state
scelte 30 sculture, a testimoniare un mai sopito anelito
alla ricerca e alla sperimentazione; ma sarebbe stata
sufficiente anche la proposizione di una sola scultura,
il marmo di Donna che nuota sottacqua (1941-42),
generosamente prestata dalla Fondazione Domus, Verona,
per garantire una attrazione straordinaria alla rassegna,
dal momento che dal 1948 la più importante scultura
di Martini non è più stata esposta al pubblico.
Accanto al capolavoro ruotano alcune rare opere che non
si vedono da molti anni, come il bozzetto in bronzo del
Tito Livio, un esemplare unico che consente di apprezzare
fino in fondo le qualità scultoree del marmo collocato
al Liviano di Padova, accanto ad alcune rare terrecotte,
dal San Bovo modellato per Comisso fino alla Chimera del
Museo dArte Moderna di Udine, dallOfelia (della
collezione Malabotta) fino allultima terracotta
modellata a Milano pochi giorni prima di morire, quella
Testa di donna al vento che è stata esposta lultima
volta a Treviso nel 1967 da Bepi Mazzotti. Nelloccasione
straordinaria in cui è possibile finalmente ammirare
Donna che nuota sottacqua, abbiamo pensato di riunire
tutto il ciclo dedicato alle sculture dacqua,
Tuffo di nuotatrice e Nuotatrice che esce dallacqua,
fino allancora inedito Ragazzo che si spoglia,
a testimonianza di un pensiero e di una ricerca che vertevano
sulle possibilità nuove per la scultura nei primi
anni 40.
Tra le opere monumentali sarà possibile ammirare
la grande Leda del 1926, esposta alla I Mostra
del Novecento Italiano, il gesso originale del Tobiolo
(1934) prestato dalla Veneto Banca, i due Leoni
di Monterosso e il ciclo di sculture dedicate alla Morte
di Saffo, dalle prime elaborazioni (Banca Popolare
Vicentina) fino alla grande versione astratta portata
a termine a Venezia nel 1942. Tra le opere eseguite in
età giovanile a Treviso, raccolte quasi integralmente
al Museo Civico, spicca la ceramica Fanciulla piena
damore (del 1913), opera simbolo della stagione
rivoluzionaria di CaPesaro. Dalla scelta messa in
campo in questa occasione risulta esaltata la continua
tensione di Martini verso una forma allaltezza dei
tempi, sia il tempo assoluto del mito sia quello relativo
della contemporaneità. Informazioni: http://www.venezia900.it/
a cura di Abcveneto