Scorzè: Mostra fotografica di Franesco Danesin
Una splendida mostra fotografica
a Scorzè (Venezia) nelle sale di Villa Orsini ex
sede della Biblioteca. Francesco Danesin fa parte della
grande famiglia dei primi fotografi di Padova.
a cura di Maria Ester Nichele
Ha
pubblicato più di trenta libri in diverse lingue.
Sempre stato presente agli incontri di Arles in Francia
fin dal 1981. La sua passione per la fotografia sostenuta
dalla collaborazione della moglie Adriana prosegue nella
tradizione che in famiglia ha illustri precedenti: il
nonno paterno Paolo era fotografo ed editore; lo zio Menotti
era uno dei maggiori fotografi a Padova negli anni Cinquanta.
Sue sono alcune tra le più belle immagini di architettura
e opere della città. Oggi alla scuola di Francesco
Danesin sta crescendo anche il figlio Matteo, che nella
ritrattistica e nella fotografia industriale rivela un
autentico talento. Ha partecipato con il padre alla realizzazione
di alcuni volumi. Più squisitamente introspettiva
ed evocativa è invece la fotografia della sorella
di Francesco, Luccia Danesin. La ricerca di Francesco
inizia intorno agli anni Cinquanta e prosegue tuttora
con incessante straordinaria vitalità , nutrita
da paziente esplorazione, riflessione ed elaborazione
interiore. In questa mostra le sue opere sono le piante
e i fiori dell'Orto Botanico di Padova, nato nel 1545
il 29 giugno con il contributo della Repubblica Veneta.
Il sette luglio 1545 venne stipulato da parte dell'Università
l'atto di affittanza di un terreno di proprietà
dei Monaci Benedettini della Basilica di Santa Giustina.
Sorse così a Padova L'Horto Medicinale che risulta
essere il primo in Italia ed in Europa e forse nel mondo.
L'Orto di Padova non ha mai cambiato sede mantenendo inalterata
la sua struttura originale.
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Il
critico d'arte Giorgio Segato scrive di Francesco Danesin:
"La fotografia assume nell'opera di Francesco Danesin
pienezza di valore in quanto linguaggio poetico dotato di
grande immediatezza comunicativa e di alto spessore conosciuto
(ed insieme emozionale), derivato da un prolungato controllo
tecno, da un'attentissima riflessione su modi, tempi e quantità;
il che significa, in certo qual modo, poter considerare
il processo fotografico allo stesso livello della grafica
d'arte, in cui la conoscenza della forma, della struttura
e della qualità delle immagini, è dilatata
e approfondita dai tempi e dai luoghi di elaborazione, esecuzione
e stampa. Anche per Francesco Danesin non è sufficiente
"guardare" e premere l'otturatore: per lui - e
la qualità quasi tattile dell'evidenza plastica delle
sue immagini lo attesta inequivocabilmente-"vedere"
significa prima di tutto "sentire" con gli occhi
con le mani, sulla pelle , nei rapporti col cielo e con
la terra, con il vento e con il sole, quasi a percepire
con l'olfatto e col gusto le forme e l'ambiente da interrogare
ed esplorare con la sua apparecchiatura, da interpretare
con la sua fervida immaginazione fotografica".
a cura di Abcveneto