| Proprietà: Maria Ester Nichele, Direttore
responsabile: Federico
De Nardi Redattori: Sara Miriade, Maria
Ester Nichele e Danila Rosso, Collaboratori: Daniele Capacci,
Luccia
Danesin, Gino Gatto, Lucia Lorenzon, Anna
Maria Marton, Alice Messedaglia, Guido Nichele, Paolo Nichele,
Pagniet Géraldine Lidé Sandra, Caterina Pallaoro, Massimo
Pellegrin, Alberto Trentin, Roberto Vanzetti. |
|
Sede di ABCVeneto: Viale Graziano Appiani 36 31100 Treviso,
Veneto, Italia
|
| Registrato al n°3104 del Registro Stampa
presso la Cancelleria del Tribunale di Treviso il 19/02/2004 |
|
Porta san Tomaso*
Storia della Porta san Tomaso di Treviso
foto e scritto di Guido Nichele
Porta san Tomaso, opera del bergamasco Guglielmo Grizi D'Alzano, fu
eretta nel 1518 quando la Repubblica Veneta stava costruendo una nuova
e più ampia cintura muraria,
tuttora conservata. Nel 1511, infatti, la città aveva vissuto
e superato le minacce e l'assedio degli eserciti della Lega di Cambrai
già impadronitisi di tutti i territori veneziani di terraferma
ad esclusione della città di Treviso e di Padova. La costruzione
delle nuove mura, su intuizione del veronese fra' Giovanni Giocondo,
sfruttava anche i corsi d'acqua al fine di provocare, con opportune
opere idrauliche, l'allagamento delle immediate vicinanze. La cinta
muraria (interrotta dai due passaggi del Sile, in entrata e in uscita
dalla città) si sviluppa per circa cinque chilometri e fu portata
a termine in epoche successive sulla base di un progetto del Capitano
Bartolomeo D'Alviano.
Porta
san Tomaso fu costruita sotto la podestaria di Paolo Nani, il quale,
ferito nell'ambizione di legare il proprio nome al monumentale manufatto
dal veto del Senato della Repubblica Veneta, ripiegò con l'intitolazione
a san Tomaso* Becket (arcivescovo di Canterbury) cui era dedicata una
chiesetta nel vicino Borgo Cavalli; non seppe tuttavia trattenersi dal
porre in cima all'edificio la statua, tuttora visibile, del suo santo
onomastico, appunto l'apostolo San Paolo.
Descrizione della porta
Porta san Tomaso è l'unica uscita dalla città verso nord.
La facciata esterna è completamente rivestita in pietra d'Istria
e caratterizzata da sei colonne sorgenti su poderosi basamenti a bugne,
culminanti con capitelli corinzi che reggono l'architrave del tetto.
Quest'ultimo, in origine a forma di capanna schiacciata, rivestito da
lastre di rame, è conservato solo nella parte centrale. Tra le
colonne sporgenti della facciata sono inserite eleganti composizioni
di armature e stemmi. La facciata esterna sporge di circa due metri
dalle mura, questo perché la porta aveva anche funzione di difesa
delle mura grazie alle cannoniere laterali.
I muri sono massicci e larghi (circa 2,1 metri), il tetto invece ha
una copertura leggera in modo che se il tetto crollava sotto i colpi
dei nemici non procurava ulteriori danni alle strutture adiacenti. Sopra
l'arco della Porta, nel mezzo, sorge il Leone di san Marco, ai lati
del quale vi sono le feritoie per la corsa delle catene destinate a
sollevare il ponte levatoio. Dei tre portoni, solo due avevano il ponte
levatoio (quello centrale per i carri e quello a destra per i pedoni,
quello a sinistra aveva solo funzione di simmetria). Dopo 70 anni senza
alcun attacco alla città i ponti levatoi vennero tolti e sostituiti
con un ponte fisso in pietra. Sull'arco si legge la scritta in lingua
veneta "Porta de San Thomaso", per la pronta lettura di chi
giungeva in città dalla campagna, mentre sulla facciata interna
l'analoga iscrizione è in latino, in omaggio alla cultura classica
dell'aristocrazia.
All'interno si notano tre navate con volte a crociera divise da alti
pilastrini in pietra reggenti tre archetti per ogni lato. Sul lato Ovest
un altorilievo raffigura la Madonna col Bambino in trono fra il Beato
Enrico e san Liberale, patroni della città.
*Tomaso si scrive in questo caso, con una sola 'm', perchè viene
da san Tomaso* Becket, non da Tommaso d'Aquino
di Guido Nichele
|

|