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| Direttore Federico De Nardi | Martedì 1 luglio 2008 | ||
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Maria Ester Nichele 28 giugno – 12 ottobre, 2008
I nobili paesaggi della Hudson River School degli anni ’50 dell’Ottocento, in quanto incarnazioni dell’ottimistico nazionalismo della metà del secolo e dell’inizio di un linguaggio distintamente americano, costituiscono il punto di partenza di questa mostra. Gli artisti della Hudson River School trovarono la propria ispirazione nella terra incontaminata americana, immortalando la grandiosità e la tranquillità della natura, e suggerendo, idealisticamente, la sua abilità nel mostrare la mano divina che la plasmò. Scelsero di rappresentare il paesaggio americano come un territorio illibato, ricolmo di speranze, eliminando, con attenzione, qualsiasi traccia della presenza umana in esso già insidiatasi. Progressivamente, gli artisti d’oltreoceano cominciarono a integrare le influenze stilistiche tipiche dei movimenti europei con tematiche propriamente americane. Ispirati dai pittori francesi che ritraevano scene tratte dalla rigogliosa campagna di Barbizon, i paesaggisti americani come George Inness passarono dalle convenzioni del paesaggio romantico alle raffigurazioni dello spirito della natura che si rivela in tutta a sua imprevedibilità, scegliendo di rappresentare la natura con immagini drammatiche attraverso pennellate più libere e una tavolozza più scura.
Nel corso dei primi decenni del XX secolo si assiste alla nascita del modernismo americano, che proclama New York, e non più Parigi, nuovo centro dell’avanguardia artistica. Quali propugnatori del modernismo americano, Stuart Davis, Man Ray e Patrick Henry Bruce definirono l'astrazione utilizzando audaci forme geometriche e colori per creare una visione americana che derivasse dal Cubismo europeo, mentre Arthur Dove e Georgia O’Keeffe, che insieme ad altri facevano parte del circolo di Stieglitz, optarono per forme e linee riduttive ai fini di creare un modernismo che mantenesse un legame con le forme organiche. Artisti come Charles Sheeler e Edward Hopper preferirono invece raffigurare scene che si ispirassero alla vita cittadina americana, creando così opere in grado di mantenere un legame con il modernismo.
Nel corso degli anni ’50 l'importanza di New York quale fulcro dell'arte internazionale crebbe grazie ad artisti quali John McLaughlin, Ad Reinhardt e Frank Stella. È proprio con le opere di questi ultimi, che tradussero il modernismo della scuola newyorkese in una maggiore grazia di colori, forme e linee, garantendo all'arte americana una posizione d’avanguardia per i decenni a venire, che si conclude il percorso espositivo.
Grazie alla collaborazione con Vodafone, verrà sperimentato un innovativo servizio di audio-guide sulla mostra scaricabile direttamente sul proprio cellulare: la voce di Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, accompagnerà i visitatori tra i capolavori offrendo così un ulteriore strumento didattico per approfondire i contenuti dell’esposizione. La mostra è inoltre resa possibile grazie agli sponsor tecnici Codess Cultura e iGuzzini.
Impreziosito dai saggi dei due curatori, William C. Agee e Susan C. Faxon, il catalogo della mostra, nella doppia edizione inglese e italiana, rappresenta un’ottima opportunità storico-artistica per gli studiosi dell’arte americana di conoscere a fondo la collezione della Addison Gallery. L’edizione italiana è pubblicata da Skira.
Nell’ambito degli eventi per le celebrazi A luglio il giardino della Collezione ospiterà Environments of the American Soul, rassegna di quattro film legati alla mostra, curata da Flavio Gregori, docente di Letteratura e Cultura Inglese, presso l’Università Ca’ Foscari. In analogia con le opere esposte, il filo conduttore delle pellicole saranno gli spazi dell’animo umano, quattro esempi del mondo in cui vive ed è immerso l’uomo (cinematografico) medio, ovvero l’environment del cinema americano, come luogo fisico-topografico e come proiezione del desiderio, dell’ansia, della nostalgia, della speranza, del terrore. Quattro tagli rappresentativi sui modelli morali-materiali dell’animo americano.
I programmi della Collezione Peggy Guggenheim sono resi possibili grazie al sostegno del Comitato Consultivo della Collezione Peggy Guggenheim e di:
Maria Ester Nichele |
V anno, 2008
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